lunedì 12 settembre 2016

THE 5W+1H RULES FOR SPARRING

Tenendo presente questi pochi ma utili suggerimenti, è possibile migliorare alcuni aspetti del proprio allenamento.

WHO (CHI)?
Qualsiasi persona può imparare a praticare lo sparring e diventare molto bravo, data la giusta formazione e un'attenta attività di coaching... (bisogna puntare sempre in alto e provare ad allenarsi con i migliori; solo così si potrà diventare migliori)
WHEN (QUANDO)?
Farlo regolarmente provando a costruire tecniche che si adattino ad essere un efficace strumento di apprendimento... (è necessario avviare sin dall'inizio un processo graduale)
WHERE (DOVE)?
Delineare i confini di ciò che è consentito e previsto e poi lavorare al fuori di essi...
WHY (PERCHÉ)?
Per imparare a controllare i propri pensieri e la paura pur restando sotto un attacco... (si imparerà molto su sé stessi)
WHAT (CHE COSA)?
Tutte le tecniche che si desidera, in qualsiasi momento... (non dimenticare che il meno, può essere di più)
HOW (COME)?
In modo lento e sicuro all'inizio in modo da costruire la giusta fiducia e consapevolezza...

P.S. Attraverso lo sparring si costruiscono competenza ed esperienza, quindi non dovrebbero mai essere usati colpi troppo violenti, in nessuna occasione...

Buon lavoro.. e buon divertimento!

(c) Antonio "The Spitfire" Barone 'n action

martedì 19 luglio 2016

HOW MANY MARTIAL ARTS TECHNIQUES YOU KNOW?

Accidenti a quegli ‘esperti’ che si sono diplomati in quei corsi avanzati in tre facili lezioni!
Ma quante tecniche bisogna conoscere prima di diventare (una temutissima) cintura rossa ‘quindicesimo dan’ oppure un ‘supermaestro onorario’  di arti marziali in un qualsiasi stile? 

Contrariamente a quanto crede la gente comune, le tecniche non sono ‘il segreto’ delle arti marziali. Sono solo dei meri esempi, una dimostrazione fisica di principi di combattimento. 
Esistono solo per ricordare e per far capire a chi pratica che ha fatto abbastanza … 
Anche Bruce Lee diceva ‘non è temibile l’uomo che ha praticato 10 mila tecniche una sola volta, piuttosto l’uomo che ne ha praticata una ma 10 mila volte’. 

sabato 18 giugno 2016

KARATE SHOTOKAN VS. KALI SIKARAN

Cosa hanno in comune?
Il Karate Shotokan si fonda sulle tre "K": Kihon, Kata e Kumite così come il Kali Sikaran si fonda sulle tre "S": Sinawali, Sayaw e Sombrada.
Il fine ultimo per entrambi gli stili è appunto quello di ottenere così una preparazione completa attraverso lo studio delle tecniche di base, delle forme e del combattimento libero (sparring).

Cosa hanno di diverso?
Una delle differenze sostanziali tra questi due validi stili di arti marziali giapponesi (Karate) e filippine (Kali) è sicuramente il metodo di allenamento utilizzato per l'apprendimento di determinate abilità.

In una tipica lezione di Karate avviene che un partner attacca e l'altro reagisce con la tecnica oggetto della lezione. L' "Uke" (aggressore) è tenuto ad iniziare con un attacco deciso ed energico, ma controllato e la "violenza" dell'aggressione deve corrispondere al livello di abilità del "Tori" (aggredito). 
Nel Kali le tecniche e gli esercizi comprendono molto spesso movimenti ripetitivi e ciclici di attacco/parata/controllo/risposta, da eseguirsi a velocità crescente ed in maniera molto fluida.

Una volta acquisita la struttura ed il "ritmo" del ciclo vengono poi aggiunte tecniche "spontanee" in modo da trasformare gradualmente l'esercizio di base in un gioco di colpi reciproci (contra y contra) e applicazioni finalizzate a sbilanciare o neutralizzare la sequenza di attacco del partner.

mercoledì 16 dicembre 2015

THE LIVE HAND

La ‘mano viva’ (in filippino ‘bantay kamay’) è uno dei concetti più caratterizzanti e distinguibili del Kali filippino. Per ‘mano viva’ si intende quella mano che non possiede l’arma principale. Anche (o specialmente) quando essa è libera, la ‘mano viva’ può essere usata come arma di accompagnamento.
 

Diversamente da molti sistemi di combattimento con armi, come per esempio la scherma, dove la mano libera è nascosta al fine di prevenire che essa venga colpita, nel Kali filippino la ‘mano viva’ viene invece utilizzata per intrappolare, afferrare oppure rafforzare un blocco, disarmare, attaccare e controllare un avversario.

L’utilizzo della ‘mano viva’ è uno degli esempi più evidenti di come nel Kali filippino vengono trasferiti con estrema semplicità i movimenti principali dal lavoro armato al lavoro a mani nude, oppure da un’arma all’altra (per es. da bastone a spada, ecc.), riducendo così i tempi di apprendimento.

domenica 15 novembre 2015

UNLESS YOU HAVE NO CHOICE

Prima di ingaggiare un qualsiasi combattimento per strada, bisogna essere ragionevolmente sicuri di avere almeno una chance per sopravvivere. 

Combattere in una situazione in cui si è da soli o comunque in svantaggio non dimostra quanto si è coraggiosi – a meno che non si abbia altra possibilità di scelta. E ciò a volte può far sentire irritati e frustrati, ma questa è la realtà. 


Non combattere è sempre la scelta più intelligente e la più sicura quando si è per strada e con più avversari, ed è anche la scelta giusta perché viene fatta con lucidità e realismo, non con passione ed emotività.

giovedì 15 ottobre 2015

MORO MORO: THE FILIPINO MARTIAL DANCE

Forse la più famosa danza marziale filippina è la danza ‘Moro Moro’, anche conosciuta come ‘Duplo’ o ‘Arakyo’.


Questa danza è nata tra il XVI° e XVII° secolo, dopo che gli spagnoli, avendo acquisito il totale controllo del centro e del nord delle Filippine, avevano messo al bando la cultura marziale di tutta la regione. 

Essa veniva infatti recitata in una famosa commedia in cui si eseguivano, con una certa cadenza ritmica, graziosi movimenti che provenivano dall’arte del combattimento. 

La sua diffusione era altrettanto incentivata dai frati spagnoli perché venisse usata per propagandare il cattolicesimo. 

‘Moro Moro’ infatti doveva rappresentare anche una danza socio-religiosa per simboleggiare il trionfo dei cristiani spagnoli sui popoli musulmani.
 Più di ogni altra cosa, è grazie alla commedia quindi che è arrivata fino a noi oggi l’arte del Kali, Arnis o Eskrima.

martedì 15 settembre 2015

ENTRY OR EXIT STRATEGY

Una tra le più diffuse strategie nel lavoro di kickboxing prevede l’attacco o l’elusione (evading) per arrivare al lato cieco dell'avversario e proseguire l’azione con colpi di mano. Questo è il metodo più sicuro.

Se l’avversario sta attaccando, infatti, schivare restando sul posto ha l’evidente svantaggio di continuare ad essere incalzati. Se la schivata è tale da “sbilanciare” l’avversario, spostandosi dove lui non può più colpire, lui sarà costretto a dover riacquistare peso, rallentare l’azione, con l’ulteriore svantaggio (ritardo) di dover girare per continuare.